Il Qigong è molto più di una semplice ginnastica dolce: è un viaggio lento e consapevole dentro il corpo, un dialogo silenzioso tra respiro e movimento, un ritorno all’essenziale. Nato migliaia di anni fa nel cuore della Cina, affonda le sue radici nella visione energetica della Medicina Tradizionale Cinese, dove la salute è intesa come armonia dinamica tra corpo, mente ed energia vitale.

 

Il termine stesso racchiude il suo significato più profondo: Qi, l’energia che anima ogni processo vitale, e Gong, il lavoro paziente, la pratica costante. Coltivare il Qi significa imparare ad ascoltarsi, a percepire i ritmi interni, a modulare tensioni e rigidità. I movimenti sono lenti, circolari, fluidi; il respiro è naturale, profondo, consapevole; la mente si acquieta. In questo spazio di attenzione, il corpo ritrova progressivamente allineamento, stabilità e leggerezza.

 

Chi osserva una sessione di Qigong potrebbe cogliere solo gesti semplici. Eppure, sotto quella apparente semplicità, si attiva un complesso lavoro neurofisiologico: la respirazione diaframmatica stimola il sistema parasimpatico, favorendo il rilassamento; il movimento armonico migliora la mobilità articolare e la coordinazione; la postura consapevole sostiene l’equilibrio e la percezione corporea.

 

Negli ultimi decenni, la ricerca scientifica ha iniziato a esplorare con crescente interesse questi effetti. Diversi studi evidenziano una riduzione significativa dei livelli di stress percepito, un miglioramento della funzione respiratoria (particolarmente rilevante nei soggetti con fragilità polmonare), benefici sull’apparato muscolo-scheletrico e un potenziale supporto alla modulazione della risposta immunitaria. Il Qigong si inserisce così in quel filone di interventi mente-corpo che la medicina contemporanea riconosce sempre più come strumenti validi di prevenzione e supporto terapeutico.

 

Un aspetto particolarmente prezioso è la sua accessibilità. Non richiede performance atletica né abilità specifiche: può essere adattato all’età avanzata, a condizioni di limitazione funzionale, ai percorsi di riabilitazione. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla frammentazione dell’attenzione, il Qigong invita a rallentare. E nel rallentare, accade qualcosa di profondamente terapeutico.

 

Nel contesto occidentale, questa disciplina trova oggi spazio nei programmi di medicina integrativa, nei percorsi di gestione dello stress cronico, nella prevenzione delle patologie correlate allo stile di vita e nei programmi riabilitativi. La sua dimensione meditativa, intrecciata al lavoro sul respiro, lo rende uno strumento efficace per intervenire su quella componente invisibile ma potente che è il carico allostatico: l’usura silenziosa prodotta da uno stress protratto nel tempo. In definitiva, praticare Qigong significa riappropriarsi di uno spazio interiore in cui il corpo non è solo materia biologica, ma esperienza vissuta. E forse è proprio in questa integrazione (tra fisiologia ed energia, tra scienza e ascolto) che risiede la sua forza più attuale.

 

Dott. Michele Antonelli

 

Riferimento bibliografico

Antonelli, M. (2026). Il movimento del Qigong. ANEMOS, 16(54).

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