Con l’avanzare dell’età, piccoli vuoti di memoria o difficoltà di concentrazione diventano sempre più comuni. In alcuni casi, questi cambiamenti possono evolvere in forme più strutturate di declino cognitivo o demenza, condizioni che hanno un forte impatto sulla qualità di vita delle persone e delle loro famiglie.

Accanto alle cure farmacologiche tradizionali e al supporto psicologico, cresce l’interesse verso soluzioni "naturali": in particolare, tra le piante medicinali più conosciute c’è senza dubbio il Ginkgo biloba.

Ma cosa dice davvero la ricerca scientifica? Funziona o è solo un mito?

 

Una pianta antica, un interesse molto attuale

Il Ginkgo biloba è una pianta originaria dell’Asia, considerata un vero e proprio "fossile vivente". Da secoli viene utilizzata nella medicina tradizionale, soprattutto per favorire la circolazione e sostenere le funzioni cerebrali.

Oggi gli estratti di Ginkgo sono tra i più studiati quando si parla di memoria, attenzione e invecchiamento cerebrale. L’idea alla base del suo utilizzo è che possa migliorare il flusso sanguigno nel cervello e proteggere le cellule nervose dallo stress ossidativo.

Negli anni sono stati pubblicati diversi studi clinici sul Ginkgo biloba, ma i risultati non sono sempre stati chiari o concordi. Per questo motivo, abbiamo deciso di fare un passo indietro e guardare il quadro generale, analizzando non i singoli studi, ma le meta-analisi, cioè le ricerche che riassumono in maniera quantitativa i risultati di più studi clinici insieme.

L’obiettivo era semplice: capire se, nel complesso, il Ginkgo biloba potesse essere utile e sicuro per le persone con declino cognitivo o demenza.

 

Cosa emerge dalla letteratura scientifica

Dall’analisi delle meta-analisi disponibili, emerge un quadro interessante, anche se non privo di sfumature.

Nella maggior parte degli studi esaminati, l’assunzione di Ginkgo biloba è stata associata a benefici rispetto al placebo in persone con deficit cognitivi o demenza. In particolare, sono stati osservati:

  • Miglioramenti della memoria e di altre funzioni cognitive.
  • Una maggiore autonomia nelle attività quotidiane.
  • Una riduzione dei sintomi legati alla demenza.
  • Un miglioramento complessivo della qualità di vita.

Tuttavia, non tutti gli studi arrivano alle stesse conclusioni. Una grande revisione Cochrane ha evidenziato che molti studi presentano differenze nei metodi e nei risultati, rendendo difficile dare risposte definitive di tipo conclusivo.

 

Ginkgo biloba: non serve a tutti

Un dato importante riguarda le persone sane. Nei soggetti senza problemi cognitivi, il Ginkgo biloba non ha mostrato effetti significativi nel migliorare la memoria, né nel prevenire la demenza. Questo suggerisce che non si tratti di un "potenziatore della memoria" universale, ma di un possibile supporto in situazioni specifiche.

 

Quanto e per quanto tempo?

Negli studi analizzati, il Ginkgo biloba è stato generalmente assunto in dosi comprese tra 120 e 240 mg al giorno, utilizzando estratti secchi standardizzati. I trattamenti duravano da alcune settimane fino a diversi mesi, indicando che eventuali benefici richiedono tempo e continuità.

 

È sicuro?

Nel complesso, il profilo di sicurezza del Ginkgo biloba è risultato rassicurante. Gli effetti indesiderati non sono risultati più frequenti rispetto al placebo.

Questo non significa che possa essere assunto senza attenzione. Come tutti i rimedi integrativi, il Ginkgo biloba non è privo di possibili interazioni. In particolare, in chi assume farmaci che agiscono sulla coagulazione del sangue (come antiaggreganti piastrinici o anticoagulanti) è necessaria una valutazione clinica attenta. Il Ginkgo biloba, infatti, può influenzare i meccanismi di aggregazione piastrinica e, se associato a questi farmaci, potrebbe aumentare il rischio di sanguinamento.

Per questo motivo, prima di iniziare l’assunzione di un integratore a base di Ginkgo biloba, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico di fiducia, soprattutto in presenza di terapie farmacologiche croniche, interventi chirurgici programmati o condizioni cliniche che richiedono particolare cautela.

 

Conclusioni

I risultati degli studi attualmente disponibili nella letteratura scientifica suggeriscono che il Ginkgo biloba può avere un ruolo come supporto integrativo nella gestione del declino cognitivo e della demenza, soprattutto nelle fasi iniziali. Non si tratta però di una cura definitiva, né di un’alternativa alle terapie mediche.

L’approccio più efficace resta quello globale: alimentazione equilibrata, attività fisica adattata, stimolazione mentale, relazioni sociali e, quando indicato, un uso consapevole di farmaci e rimedi integrativi.

Come spesso accade in medicina, la parola chiave è (e deve essere) "personalizzazione", soprattutto attraverso un'attenta e completa valutazione clinica.

 

Dott. Michele Antonelli

 

Riferimento bibliografico

Antonelli, M., & Donelli, D. (2021, November). Ginkgo biloba extracts as a supplement for integrative management of cognitive impairment: An umbrella review of meta-analyses. Poster presentato all’XI Congresso Nazionale SINUT (Bologna, Italia).

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