Reishi: il "fungo dell'immortalità" mantiene davvero le sue promesse?

Tra i numerosi rimedi naturali diventati popolari negli ultimi anni, pochi possono vantare una storia affascinante quanto quella del Reishi (Ganoderma lucidum). Noto in Cina come Ling-Zhi e utilizzato da oltre duemila anni nelle medicine orientali, questo fungo è stato spesso associato a longevità, vitalità e benessere generale. Ancora oggi viene commercializzato come supporto per il sistema immunitario, ma anche per contrastare gli effetti dell'invecchiamento e come rimedio integrativo in alcune malattie croniche. Ma quanto di queste affermazioni trova realmente conferma nella ricerca scientifica moderna?

 

Cos'è il Reishi?

Il Reishi è un fungo medicinale appartenente al genere Ganoderma (cresce spontaneamente su tronchi e ceppi di alberi decidui in aree temperate), spesso utilizzato in Asia come tonico ed adattogeno: nella Medicina Tradizionale Cinese viene considerato un rimedio capace di sostenere il Qi, ovvero l'energia vitale dell'organismo, e viene impiegato per riequilibrare lo stato di salute in certe condizioni disfunzionali, nonché favorire la longevità.

Dal punto di vista biochimico, le sostanze che hanno attirato maggiormente l'interesse dei ricercatori sono i polisaccaridi, tra cui i β-glucani, e i triterpeni, composti ai quali vengono attribuite molte delle attività biologiche osservate negli studi sperimentali. In particolare, la ricerca scientifica ha evidenziato un potenziale ruolo nella modulazione del sistema immunitario, nell’azione antinfiammatoria e nelle proprietà antiossidanti. Inoltre, sono stati studiati i suoi possibili effetti di supporto nell’ambito delle malattie oncologiche, così come un potenziale ruolo neuroprotettivo, soprattutto in relazione ai meccanismi di protezione delle cellule nervose dallo stress ossidativo e dai processi infiammatori. Tuttavia è importante distinguere tra risultati ottenuti in laboratorio e benefici clinici dimostrati nell'uomo: alcune delle proprietà attribuite al Reishi derivano infatti da studi condotti su colture cellulari o animali, i cui esiti possono non sempre corrispondere a ciò che accade nella pratica clinica.

 

Cosa dice la scienza?

L'ambito nel quale il Reishi appare più promettente è quello dell'immunomodulazione: diversi studi hanno osservato che l'assunzione di estratti di Ganoderma lucidum può influenzare alcuni parametri immunologici, favorendo l'attività di specifiche popolazioni cellulari coinvolte nella risposta immunitaria. In particolare, sono stati descritti aumenti dei linfociti T e modificazioni dell'attività delle cellule Natural Killer, protagoniste della sorveglianza immunologica contro agenti patogeni e cellule tumorali. In virtù di ciò, alcune revisioni della letteratura scientifica suggeriscono che il Reishi potrebbe rappresentare un trattamento complementare in aggiunta alle terapie oncologiche standard, ma NON una terapia alternativa. Alcuni studi hanno evidenziato infatti miglioramenti di alcuni parametri immunologici e della qualità di vita nei pazienti trattati con Reishi insieme a chemio o radioterapia.

Infine, alcuni integratori a base di Reishi vengono proposti anche per il controllo della glicemia e dei principali fattori di rischio cardiovascolare. In questo ambito, però, le evidenze disponibili sono attualmente più limitate: una revisione Cochrane non ha trovato prove sufficienti per affermare che il Reishi migliori in modo significativo la glicemia, l’emoglobina glicata o il colesterolo LDL nelle persone con diabete di tipo 2. Allo stesso tempo, alcuni studi più recenti stanno esplorando una possibile influenza positiva del Reishi sul microbiota intestinale, suggerendo che potrebbe favorire una composizione meno obesogena, cioè caratterizzata da un equilibrio di microrganismi potenzialmente meno associato all’accumulo di peso e alle alterazioni metaboliche. Si tratta però di un ambito di ricerca ancora emergente, che necessita di ulteriori studi per comprendere se e come questi cambiamenti possano tradursi in benefici concreti per la salute metabolica.

 

È sicuro?

Nel complesso, il Reishi è generalmente considerato un rimedio ben tollerato, soprattutto quando assunto alle dosi comunemente utilizzate a livello integrativo. Gli effetti indesiderati segnalati in letteratura sono nella maggior parte dei casi lievi e transitori e possono comprendere nausea, diarrea e altri disturbi gastrointestinali, oltre a possibili alterazioni del sonno.

Nonostante ciò, il suo profilo di sicurezza non può essere considerato completamente definito, in particolare per quanto riguarda l’utilizzo prolungato. Sebbene siano stati descritti solo raramente casi di possibile tossicità epatica, questi episodi suggeriscono la necessità di prestare attenzione all’impiego di prodotti a base di Reishi. Inoltre, alcuni studi hanno ipotizzato la possibilità di interazioni con farmaci metabolizzati a livello epatico, rendendo importante valutare con cautela l’associazione con terapie farmacologiche concomitanti. Pertanto, soprattutto in presenza di patologie croniche o di trattamenti farmacologici in corso, è importante consultare un medico prima di iniziare l’assunzione di integratori o preparati contenenti Reishi.

Un ulteriore aspetto da considerare riguarda la qualità e l’origine della materia prima: come altri funghi, il Reishi è in grado di assorbire e accumulare dall’ambiente sostanze presenti nel suolo e nel substrato di crescita, inclusi metalli pesanti e, in particolari condizioni, persino radionuclidi. Per questo motivo è fondamentale che i prodotti utilizzati provengano da filiere controllate e da aree non contaminate, con adeguati controlli di qualità che ne garantiscano la sicurezza.

 

Cosa possiamo concludere oggi?

Il Reishi è uno dei funghi medicinali più conosciuti e studiati, grazie alle numerose proprietà che gli vengono attribuite. La ricerca scientifica sta esplorando il suo possibile ruolo nel sostenere le difese dell’organismo ed offrire supporto in alcuni ambiti clinici: sebbene molte di queste potenzialità siano ancora oggetto di studio, i risultati disponibili rendono il Reishi un rimedio micoterapico particolarmente interessante e meritevole di ulteriori approfondimenti.

 

Dott. Michele Antonelli

 

Riferimento bibliografico

Antonelli, M., & Donelli, D. (2019). Therapeutic efficacy and safety of Reishi: An overview of recent systematic reviews. Nutrition 4 Health, 4(2), 23–29.