Dolore articolare, rigidità, difficoltà nei movimenti: sono disturbi estremamente frequenti che possono influenzare profondamente la qualità della vita.
Negli ultimi anni il collagene è diventato uno degli argomenti più discussi nell'ambito della salute muscolo-scheletrica. Lo troviamo sotto forma di integratore alimentare, spesso associato al benessere della pelle e delle articolazioni, ma anche come trattamento iniettivo utilizzato in ambito articolare.
La crescente attenzione verso il collagene nasce da una domanda molto interessante: è possibile intervenire sui processi biologici che regolano la salute dei tessuti articolari, andando oltre il semplice controllo del dolore?
Per rispondere è necessario distinguere tra prodotti molto diversi tra loro e comprendere come è cambiata la nostra visione dell'artrosi.
L'artrosi non è soltanto "consumo della cartilagine"
Per molti anni l’artrosi (anche chiamata "osteoartrosi") è stata descritta principalmente come una malattia legata alla progressiva usura della cartilagine articolare. Questa definizione, seppur non errata, oggi viene considerata incompleta.
L’artrosi è infatti una patologia complessa che coinvolge l’intera articolazione. La cartilagine rappresenta certamente un elemento centrale, ma non è l’unica struttura coinvolta: anche la membrana sinoviale, l’osso subcondrale, la capsula articolare, i legamenti, i tendini e i tessuti connettivi circostanti partecipano al processo degenerativo.
Il dolore e la limitazione funzionale, quindi, non dipendono soltanto dal deterioramento della cartilagine, ma anche da una combinazione di fattori come una condizione di infiammazione cronica di basso grado, alterazioni del metabolismo dei tessuti e modificazioni della biomeccanica articolare. Questa nuova visione dell’artrosi ha cambiato anche il modo di studiare possibili trattamenti: l’obiettivo non è più soltanto controllare il sintomo doloroso, ma cercare strategie in grado di preservare il più possibile l’equilibrio biologico dell’intera articolazione in un'ottica di prevenzione terziaria.
Perché il collagene è importante per le articolazioni?
Il collagene è la principale proteina strutturale del tessuto connettivo e svolge un ruolo fondamentale nella salute dell’apparato muscolo-scheletrico, perché contribuisce alla struttura e alla resistenza di cartilagine, tendini, legamenti, capsule articolari e ossa.
Con il passare degli anni e in presenza di stress meccanici ripetuti o di processi infiammatori cronici, l’equilibrio tra produzione e degradazione del collagene può alterarsi: l’organismo ne sintetizza meno e aumenta la degradazione della matrice extracellulare. Proprio da questa osservazione nasce l’interesse verso strategie in grado di sostenere il metabolismo del collagene e preservare la salute dei tessuti articolari.
Collagene idrolizzato: può aiutare le articolazioni?
Il collagene idrolizzato, o collagene in peptidi, è la forma più utilizzata negli integratori. Attraverso un processo di idrolisi viene frammentato in molecole più piccole e facilmente assimilabili. Una volta assunto non viene trasferito direttamente nella cartilagine, ma viene digerito e utilizzato dall’organismo; alcuni suoi peptidi sembrano avere un’attività biologica in grado di influenzare le cellule coinvolte nel mantenimento dei tessuti connettivi.
Un modo semplice per immaginarlo è pensare a un muratore che deve riparare una casa: il collagene assunto per via orale non è un pezzo di muro già pronto da inserire nella struttura danneggiata, ma può fornire materiali e segnali utili affinché il muratore (le cellule del tessuto) lavori meglio e più efficacemente. Naturalmente, se la casa è gravemente compromessa, non basta fornire della calcina: servono interventi più complessi.
Gli studi disponibili suggeriscono che il collagene idrolizzato possa contribuire a ridurre il dolore articolare e migliorare la funzionalità in alcune persone con artrosi lieve-moderata o sottoposte ad elevati carichi fisici. Gli effetti sono utili, ma generalmente modesti e richiedono un’assunzione prolungata. È importante sottolineare che non esistono prove che possa rigenerare una cartilagine gravemente danneggiata: può rappresentare un supporto all’interno di un approccio più ampio, che comprende ottimizzazione dello stile di vita (attività fisica, controllo del peso, gestione dei carichi articolari) e, quando necessario, interventi di tipo medico o chirurgico.
Diverso è il caso del collagene nativo non denaturato di tipo II, che mantiene la sua struttura originale e agisce attraverso un possibile meccanismo immunologico chiamato "tolleranza orale". In questo caso l’obiettivo non è fornire materiale per costruire nuova cartilagine, ma modulare alcune risposte coinvolte nei processi infiammatori articolari. Si tratta quindi di due forme di collagene con caratteristiche e meccanismi d’azione differenti, che non devono essere considerate equivalenti.
Quale collagene scegliere per la salute articolare?
Il collagene utilizzato per il supporto articolare può derivare da diverse fonti, ma non tutti i collageni sono uguali. La differenza principale riguarda il tipo di collagene presente, perché le diverse forme hanno distribuzioni e funzioni biologiche differenti nel nostro organismo. I tipi più rilevanti nell’ambito muscolo-scheletrico sono il collagene di tipo I, abbondante in tendini, legamenti, ossa e tessuti connettivi; il collagene di tipo II, che rappresenta il principale componente della cartilagine articolare; e il collagene di tipo III, spesso associato al tipo I nei tessuti connettivi e presente in particolare nei tessuti più elastici e vascolarizzati.
Il collagene bovino, ottenuto principalmente dalla pelle e dai tessuti connettivi dei bovini, è costituito soprattutto da collagene di tipo I e, in misura minore, da tipo III. Queste forme sono particolarmente abbondanti nei tessuti di sostegno come tendini, legamenti, ossa e tessuto connettivo. Quando invece il collagene bovino viene ricavato dalla cartilagine, può contenere anche collagene di tipo II, il principale componente della cartilagine articolare. Un aspetto che talvolta genera preoccupazione riguarda la sicurezza legata alla cosiddetta "mucca pazza" (encefalopatia spongiforme bovina, BSE). I moderni processi di produzione prevedono però una rigorosa selezione delle materie prime: il collagene viene ricavato principalmente da tessuti come pelle e tessuto connettivo, escludendo quelli a maggiore rischio biologico. La sicurezza dei prodotti deriva quindi dai controlli della filiera, dalla provenienza degli animali e dal rispetto delle normative sanitarie.
Il collagene suino, ricavato prevalentemente dalla cute del maiale, è composto principalmente da collagene di tipo I e presenta caratteristiche molto simili a quello bovino. Dal punto di vista scientifico non sono state dimostrate differenze importanti di efficacia tra la fonte bovina e quella suina.
Il collagene marino, ottenuto soprattutto dalla pelle e dalle squame dei pesci, è diventato molto popolare negli ultimi anni. Anche in questo caso prevale il collagene di tipo I, mentre il tipo III può essere presente in quantità variabili a seconda della specie e del tessuto utilizzato. Viene spesso pubblicizzato come più facilmente assorbibile, grazie alle caratteristiche dei suoi peptidi, ma al momento non ci sono prove definitive che sia superiore al collagene proveniente da altre fonti. Può rappresentare comunque una valida alternativa per chi preferisce evitare prodotti derivati dai mammiferi o per motivi di sostenibilità.
Il collagene avicolo, in particolare quello ottenuto dalla cartilagine di pollo, è una fonte importante di collagene di tipo II, che rappresenta il principale componente strutturale della cartilagine articolare. Quando viene mantenuto nella sua struttura originale, cioè non denaturata, viene studiato per un possibile effetto di modulazione della risposta immunitaria articolare attraverso il meccanismo della tolleranza orale.
Un capitolo più recente riguarda il collagene ricombinante, sviluppato per rispondere anche alle esigenze di chi segue un’alimentazione nella quale vengono evitati i prodotti di origine animale. In questo caso il collagene non viene estratto da bovini, suini, pesci o polli, ma viene prodotto attraverso tecniche di biotecnologia utilizzando microrganismi o sistemi cellulari in grado di sintetizzare molecole di collagene. Il vantaggio teorico è quello di ottenere un prodotto più controllato, privo di componenti animali e con caratteristiche potenzialmente più standardizzate. Tuttavia è importante chiarire che si tratta di un settore ancora in sviluppo: rispetto ai collageni tradizionali di origine animale, gli studi clinici disponibili sono ancora limitati e non abbiamo oggi prove sufficienti per affermare che il collagene ricombinante sia superiore dal punto di vista dell’efficacia articolare.
Va inoltre ricordato che molti prodotti commercializzati come "collagene vegetale" non contengono realmente collagene, perché le piante non producono questa proteina. Si tratta generalmente di miscele di nutrienti o sostanze vegetali che possono fornire aminoacidi o supportare la sintesi endogena del collagene, ma non sono equivalenti al collagene vero e proprio.
Collagene iniettivo: una nuova prospettiva nella medicina articolare
Negli ultimi anni l’interesse verso il collagene si è esteso anche alle applicazioni iniettive locali, con un approccio diverso rispetto all’integrazione orale. In questo caso il collagene viene somministrato direttamente nell’ambiente articolare o nei tessuti periarticolari con l’obiettivo di influenzare il microambiente locale e sostenere la qualità dei tessuti connettivi. Questo approccio nasce da una visione più moderna dell’artrosi, considerata non più soltanto come una progressiva usura della cartilagine, ma come una patologia complessa che coinvolge l’intera articolazione, compresi tendini, legamenti, capsula articolare e altri tessuti circostanti.
Gli studi disponibili suggeriscono un possibile beneficio del collagene iniettivo sulla riduzione del dolore e sul miglioramento della funzionalità articolare, soprattutto nelle fasi iniziali (o comunque non avanzate) della degenerazione articolare. Tuttavia, la ricerca è ancora in evoluzione e il crescente interesse verso queste terapie riflette un cambiamento nella medicina muscolo-scheletrica: non considerare più l’articolazione come un semplice "meccanismo usurato", ma come un sistema biologico complesso in cui cartilagine, osso, sinovia e tessuti molli interagiscono continuamente. In questa prospettiva il collagene rappresenta una possibilità terapeutica interessante, da valutare con equilibrio e all’interno di un approccio integrato alla salute articolare.
Conclusioni
Le evidenze disponibili suggeriscono che il collagene possa rappresentare un interessante supporto nella gestione della salute articolare, soprattutto quando inserito all’interno di un approccio integrato che comprenda attività fisica, corretta alimentazione, controllo dei fattori di rischio e trattamenti personalizzati.
Naturalmente, il collagene non può essere considerato una soluzione in grado di "eliminare" l’artrosi o di ricostruire una cartilagine articolare gravemente danneggiata. Il suo possibile ruolo è piuttosto quello di contribuire al mantenimento dell’equilibrio biologico dei tessuti e al benessere articolare, in pazienti adeguatamente selezionati. La prospettiva più interessante della ricerca oggi riguarda la possibilità di intervenire sull’intero ambiente articolare, considerando l’artrosi per quello che realmente è: una patologia complessa che coinvolge diverse strutture dell’articolazione.
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