Acque solfuree e sistema respiratorio: la scienza dietro una terapia antica

Fonte sulfurea (Genga, AN).

E se ti dicessi che uno dei gas più "sospetti" della vita quotidiana, quello che associamo immediatamente a qualcosa di tossico e sgradevole, è in realtà anche una molecola fondamentale per il funzionamento delle nostre vie respiratorie?

L’idrogeno solforato (H₂S), per anni relegato al ruolo di semplice gas maleodorante (dall'odore di "uova marce") e potenzialmente pericoloso, è oggi considerato un vero e proprio regolatore biologico. Fa parte di quella famiglia di molecole chiamate gasotrasmettitori, insieme a compagni ben più noti come l’ossido nitrico, e svolge un ruolo sorprendentemente sofisticato nella comunicazione cellulare. La cosa ancora più affascinante è che questa capacità non è un’acquisizione recente: l’H₂S era già presente nell’atmosfera primordiale della Terra, e le prime forme di vita non solo lo tolleravano, ma lo utilizzavano attivamente. In un certo senso, il nostro organismo conserva ancora questa antica familiarità con i gas "reattivi", trasformandoli in strumenti di regolazione fisiologica.

 

Un equilibrio delicato (e decisivo)

Nel corpo umano, l’H₂S viene prodotto continuamente attraverso vie enzimatiche ben precise che partono da amminoacidi come la cisteina, con enzimi dedicati distribuiti tra citoplasma e mitocondri. A questa produzione interna si affianca quella del microbiota intestinale, che genera H₂S a partire da composti solforati introdotti con la dieta. Questo doppio contributo rende il sistema particolarmente sensibile allo stile di vita: ciò che mangiamo, e in particolare l’equilibrio tra proteine animali, fibre e alimenti processati, può influenzare in modo significativo la disponibilità di H₂S. Ed è qui che emerge il punto cruciale: non è tanto la presenza o l’assenza della molecola a fare la differenza, quanto il suo equilibrio. A basse concentrazioni, l’H₂S sostiene le difese antiossidanti, modula la risposta immunitaria, contribuisce alla stabilità della barriera epiteliale e al buon funzionamento dei mitocondri; quando invece si accumula in eccesso, può favorire stress ossidativo, infiammazione e danno cellulare. È una classica relazione dose-effetto, ma particolarmente netta e delicata.

Questo equilibrio diventa ancora più interessante quando si guarda al sistema respiratorio, dove l’H₂S sembra avere un ruolo dinamico nelle condizioni infiammatorie croniche. Nella rinite allergica, nella rino-sinusite cronica, nell’asma e nella bronco-pneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) si osservano alterazioni del suo metabolismo, spesso con un aumento locale della produzione che appare come una risposta compensatoria all’infiammazione persistente. In altre parole, l’organismo sembra "attivare" l’H₂S per cercare di contenere il danno. Tuttavia, questa risposta endogena può non essere sufficiente o diventare disfunzionale, soprattutto nelle fasi più avanzate o acute della malattia. È proprio in questo spazio che si inserisce un approccio terapeutico tanto antico quanto oggi nuovamente interessante: l’utilizzo delle acque termali solfuree come fonte esogena di H₂S.

 

Quando la tradizione incontra la biologia moderna

Le acque solfuree sono impiegate da secoli nel trattamento delle patologie respiratorie, ma solo recentemente si è iniziato a comprenderne i meccanismi con un linguaggio biologico moderno. Somministrato tramite aerosol, l’H₂S contenuto in queste acque può interagire direttamente con le mucose delle vie aeree, contribuendo a modulare i processi infiammatori, migliorare la clearance mucociliare e rafforzare l’integrità dell’epitelio.

Studi clinici indicano benefici in condizioni come la rinite allergica e la rinosinusite, con effetti osservabili sia sul piano sintomatologico sia su parametri immunologici, suggerendo una modulazione della risposta immune locale. Anche nella BPCO emergono segnali interessanti: i livelli di H₂S risultano più elevati nelle fasi stabili rispetto alle riacutizzazioni, il che rafforza l’idea di un ruolo protettivo, e i trattamenti con acque solfuree sono stati associati a una riduzione dello stress ossidativo e a miglioramenti funzionali, soprattutto nei pazienti con malattia più avanzata. Non sempre si osservano cambiamenti immediati nei parametri spirometrici, ma si registrano modificazioni metaboliche e biochimiche che suggeriscono un miglioramento dell’ambiente cellulare e della capacità di risposta dei tessuti.

A tutto questo si aggiunge un elemento spesso sottovalutato ma tutt’altro che secondario: il contesto termale. I percorsi di cura in questi ambienti includono routine regolari, riduzione dello stress, maggiore attenzione al proprio stato di salute e un cambiamento temporaneo dello stile di vita. È difficile separare in modo netto l’effetto biochimico dell’H₂S da quello psicofisico dell’esperienza complessiva, ma probabilmente è proprio la loro combinazione a generare il beneficio osservato in molti pazienti. In questo senso, le terapie inalatorie termali e la balneoterapia classica si inseriscono perfettamente in una visione integrata della medicina, in cui fattori biologici, ambientali e comportamentali interagiscono tra loro.

 

Una molecola da riscoprire

L’idrogeno solforato, quindi, rappresenta un caso emblematico di come la ricerca scientifica possa ribaltare prospettive consolidate: da gas tossico a molecola regolatoria, da semplice sottoprodotto a potenziale strumento terapeutico. La sfida futura sarà definire con maggiore precisione come sfruttarne le proprietà, individuando dosaggi ottimali, modalità di somministrazione e profili di pazienti che possano trarne il massimo beneficio. Ma già oggi è chiaro che mantenere l’omeostasi dell’H₂S (evitando sia la carenza sia l’eccesso) è un tassello importante nella gestione delle malattie respiratorie croniche. E forse, la prossima volta che penseremo a quell’odore pungente, potremo farlo con un pizzico di rispetto in più.

 

Dott. Michele Antonelli

 

Riferimenti bibliografici

Antonelli, M., & Donelli, D. (2026). Hydrogen sulfide in respiratory health: Therapeutic insights from sulfur-rich thermal waters. Medical Gas Research. Advance online publication.

Antonelli, M., Pennacchi, A., Pasquarella, G., Moscoloni, M., Mariani, G., & Borioni, B. (2025). Efficacia delle cure termali con acque sulfuree nella sordità rinogena: Uno studio osservazionale presso le Terme di Frasassi. La Nuova Clinica Termale, 5(1–2), 27–33. 

Antonelli, M., Pennacchi, A., Pasquarella, G., Moscoloni, M., Mariani, G., & Borioni, B. (2025). Inhalation therapy with sulfur-rich thermal water for rhinogenic deafness: A series of case reports. International Journal of Biometeorology, 69(3), 703–707.

 

Immagine: fonte sulfurea a Genga, AN (Ph: Michele Antonelli, 2026).